Kamome Shirahama: biografia, carriera e curiosità
Kamome Shirahama è una fumettista giapponese nata in una famiglia di artisti: il padre è un designer e la madre dipinge, quindi Shirahama cresce circondata dall’arte e viene spesso portata a mostre, musei o esposta a programmi televisivi sull’arte. Sin da piccola ne resta affascinata, con un interesse particolare per quella occidentale.
Si diploma all’Università delle arti di Tokyo, nel dipartimento di design. Di quel percorso apprezza in particolare la varietà degli insegnamenti: l’università le permette di formarsi anche sul design di prodotti industriali, approfondire le conoscenze di pittura giapponese tradizionale, inchiostro di China, studiare le tecniche di stampa e incisione, una varietà di attività a cui l’artista si dedica con passione e che ritiene le siano servite molto.
Kamome Shirahama inchiostra con la tecnica tradizionale, come evidente dalle fotografie che posta sui suoi account social.
Kamome Shirahama debutta come fumettista nel 2011, pubblicando la storia autoconclusiva Watashi no Kuro-chan con Enterbrain e a seguire Enidevi (conosciuto come Eniale & Dewiela all’estero) per Kadokawa dal 2013 al 2015. In questi anni inizia a lavorare anche come illustratrice freelance per il mercato americano, creando illustrazioni e copertine di edizioni variant per Marvel, DC, Star Wars e altre produzioni statunitensi.
Nel 2016 inizia la serializzazione di Tongari Bōshi no Atorie sulla rivista mensile Morning Two di Kodansha. All’estero conosciuto come Witch Hat Atelier, è un successo assoluto e vince premi sia in patria che all’estero. Dal 2019 è in corso di pubblicazione anche uno spin-off in cui due dei personaggi adulti della serie si cimentano in esperimenti culinari durante la notte. Nella primavera del 2022 viene annunciato da Kodansha un adattamento animato della serie principale, che ad Ottobre dello stesso anno conta più di 4 milioni e mezzo di copie in circolazione. Nel frattempo sono stati realizzati diversi gadget a tema, come i set di matite colorate prodotti ad Agosto 2018 o puzzle uscito in allegato con il dodicesimo volume.
Illustrazione a colori di Coco, protagonista di Witch Hat Atelier.
Influenze e caratteristiche tecniche
Quello che Kamome Shirahama ama delle tendenze art déco e art nouveau è l’unione di elementi di belle arti con principi di design (a volte industriale) ed è un aspetto che cerca di incorporare poi in Atelier, partendo da motivi e decorazioni tipici dei due movimenti artistici. Cerca però di trarre ispirazione da soggetti il più lontani possibile da quello che deve rappresentare. Ad esempio, nel creare un’armatura parte da schizzi di abiti casual. Per la vegetazione, si ispira ad oggetti inorganici o elementi industriali.
Per gli abiti degli aspiranti maghi in Atelier non si è ispirata a design di vestiti già esistenti, come fanno altri autori. Usa come riferimento libri di testo da scuole d’arte o di moda, oppure usa pattern per creare nuovi tipi di vestiario; quindi cerca di trarre ispirazione da elementi parziali, piuttosto che da abiti già completi. Nel creare il mantello della protagonista, elabora il design in modo che, una volta indossato, richiami la forma del cappello a punta. Dato che è raro trovare manga shōnen o seinen con protagoniste femminili, ha intenzionalmente creato una giovane ragazza come personaggio principale della serie, cercando di dare vita a qualcuno che i lettori potessero volere come amica.
Tavole di Witch Hat Atelier.
I disegni di Kamome Shirahama sono caratterizzati da una grande cura per i dettagli, sia nei pattern che nella resa degli elementi. In un’intervista in occasione della Fiera del Libro di Parigi l’autrice spiega che, poiché rappresenta mondi e ambienti che non esistono, i particolari di questo tipo aiutano la comprensione di chi sta leggendo la storia e aiutano lei a spiegare, tramite il disegno, l’universo in cui la ambienta. È anche in parte una questione di gusto personale: grande amante dei dettagli, cerca in realtà di limitarsi sulle tavole e di concentrarsi sulla leggibilità delle immagini.
Realizza un capitolo al mese, facendo tra le tre e le quattro pagine al giorno di personaggi e tornando poi su altre pagine per gli sfondi e i dettagli, che determinano in gran parte il ritmo di completamento del capitolo. Inizia abbozzando a grandi linee lo schema della pagina, concentrandosi sul fatto che il manga debba raccontare una storia. Anche se le immagini sono suddivise in vignette, a suo modo cerca di creare dei piccoli dipinti all’interno delle vignette, curandone molto anche i bordi.
Per l’inchiostrazione Kamome Shirahama usa pennini da manga come G-pen e Nihonji con inchiostro nero Pilot, che asciuga molto velocemente, applicando Misnon o I-C Premium White come bianchi; nella fase di colorazione preferisce Photoshop, perché le permette di correggere molto facilmente. Lavora principalmente da sola, perché ha difficoltà a spiegare a parole quello che immagina; una settimana prima della scadenza la vanno ad assistere due persone e poi riprende da capo per il capitolo successivo. Durante le settimane in cui disegna in solitario, si collega spesso la sera su Skype con altre colleghe, simulando così un contesto di studio. Vede manga e fumetti, soprattutto di produzione europea e americana, come vere e proprie opere d’arte.
In Atelier la magia non è una dote innata, bensì un’arte che si può imparare e praticare attraverso il disegno. Shirahama racconta che da bambina sognava di diventare una strega; tutte le storie che leggeva però la lasciavano delusa, perché la magia di quei racconti era sempre un dono già in possesso dei personaggi, generalmente ereditato dai genitori, facendola sentire rifiutata. L’idea di base della sua serie quindi è di invertire questa tendenza e creare una storia in cui, tramite studio e impegno, si possa realizzare qualsiasi sogno: persino quello di diventare una strega.
L’opera racchiude anche un altro significato: disegnare per Kamome Shirahama è una sorta di terapia attraverso la quale dissipare i propri dubbi ed essere più positiva. Il collegamento tra il disegno e la magia è alla base di tutta la serie. Uno dei concetti alla base della serie è la necessità di trovare il modo giusto di impiegare i propri poteri, attraverso le proprie esperienze e l’educazione ricevuta, senza che ci sia un’unica risposta o un unico modo adatto a tutti.
Curiosità su Kamome Shirahama
Kamome Shirahama ama l’artigianato, gli animali e serie fantasy come Il Signore degli Anelli, Star Wars, Harry Potter e anche Detroit Become Human. È una grande viaggiatrice e negli ultimi anni ha visitato diversi Paesi europei, come Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Irlanda; ha viaggiato in Malesia e in Nuova Zelanda, dove ha preso parte a un tour ispirato ai racconti di Tolkien. Si è anche recata più volte a Taiwan e negli Stati Uniti, in particolare a Philadelphia e New York.
Apprezza molto la serie seinen Blue Period di Tsubasa Yamaguchi, di cui ha visitato esposizioni a tema e acquistato gadget e merchandise. È esplicitamente a sostegno della comunità LGBTQIA+ e, di fronte ai recenti sviluppi storici, si è schierata in sostegno della Palestina.

