Manga

da | Giu 13, 2026 | Glossario

Il manga è la tecnica fumettistica giapponese, caratterizzata da una serie di elementi grafici e narrativi e, in particolare, dall’impostazione delle pagine concepita per seguire il percorso dell’occhio e agevolare la lettura.
Contrariamente a quanto normalmente si pensa, il verso di lettura da destra a sinistra e dall’alto verso il basso non è un elemento specifico del manga: è legato infatti al sistema di scrittura giapponese, che tradizionalmente segue quell’orientamento.
Oltre a seguire canoni estetici riconoscibili, i manga sono concepiti con un target specifico in mente: shōnen, shōjo, seinen, josei e kodomo prevedono accortezze narrative che si riflettono anche nelle scelte di impaginazione e inquadrature.

Questo prodotto editoriale ha conquistato il mercato in tutto il mondo grazie, soprattutto, alla sintesi espressiva e anatomica, che permette al pubblico di identificarsi con i personaggi, e a una produzione editoriale molto prolifica.

Manga: significato e definizione

Il termine manga (漫画) è composto da due caratteri giapponesi: 漫 (man), che può significare “incontrollato”, “capriccioso” o “stravagante”, e 画 (ga), che significa “immagine” o “disegno”.
Premesso che in Giappone il termine manga viene utilizzato per identificare una qualsiasi opera a fumetti, nel resto del mondo contraddistingue un tipo di fumetto  che riconduce alla tecnica giapponese, con caratteristiche non sempre univoche.
Dato che, comprensibilmente, non esiste un insieme di canoni tecnici universalmente accettato che, al di là dell’origine giapponese, permetta di classificare un’opera come “manga”, coesistono contemporaneamente infinite scuole di pensiero su cosa sia “manga” e cosa non lo sia.
Ogni metodo di classificazione si basa su criteri tecnici oggettivi o asserti soggettivi tra cui, i più comuni: la provenienza dell’artista, il verso di lettura, il design dei personaggi, gli effetti di inchiostro, la retinatura, la tipologia di narrazione, e altri.
Ogni insieme di criteri, per quanto articolato e ragionato, è destinato a cedere di fronte all’eterogeneità delle tipologie di manga prodotte in Giappone.
Rimandiamo la valutazione di questi criteri a un articolo dedicato: “Questo è un manga? Tutti i limiti dei luoghi comuni”.

Per poter trovare un elemento identificativo generale è necessario analizzare la definizione artistica contemporanea sia del manga che del fumetto. Il fumetto, nell’ambito accademico occidentale, è definito “narrativa sequenziale”; il manga, per l’arte Giapponese, è considerato un “film su carta”.
Il divario tra questi due concetti esprime in modo oggettivo la differenza chiave tra manga e fumetto e produce una serie di distinzioni tecniche finalizzate a spostare il manga contemporaneo dalla “narrativa sequenziale” alla “cinematografia cartacea”.
Anche per questo è opportuno demandare l’approfondimento a un’articolo dedicato: “Il film su carta: perché il manga ha conquistato il mondo?”.

Il settore industriale

Il manga, al pari di altre forme di narrativa come il cinema o il romanzo, non è solo una forma di espressione artistica, ma deve inserirsi in un contesto produttivo, in questo caso, editoriale. In Giappone l’editoria del manga rappresenta uno dei comparti industriali più importanti del Paese. Le riviste periodiche di approfondimento letterario, culturale e politico hanno rappresentato un terreno fertile per lo sviluppo del manga. Soprattutto nel dopo guerra, i racconti a fumetti si sono inseriti nelle riviste principali, espandendosi e, infine, prendendo vita propria.
In Giappone il manga rappresenta oltre il 60% dell’editoria complessiva con un fatturato annuo che già nel 2016 superava i 12 miliardi di dollari, in grado di condizionare una serie di altri settori come l’animazione, la moda, il design, il cinema e il marketing visivo contemporaneo.
La storia dello sviluppo economico del manga è un argomento di grande interesse e merita un’articolo dedicato: “Dai kamishibai agli eroi dei manga: l’età d’oro dell’editoria giapponese”.

Origini storiche del Manga

Il termine manga comincia a lasciare tracce nell’editoria verso la fine del XVIII secolo. Viene utilizzato per identificare libri illustrati o sketchbook spesso dedicati a ritrarre vicende di vita quotidiana. Gli esempi più conosciuti sono Shiji no yukikai (1798) di Santō Kyōden, Manga Hyakujo (1814) e la celebre raccolta Hokusai Manga (1814) dell’artista Katsushika Hokusai.

Il governo giapponese ha tentato negli ultimi anni di cavalcare il successo planetario del manga riportandone le radici agli emakimono (絵巻物) dell’epoca Heian (794-1185), adducendo come esempi emblematici due opere risalenti al XII secolo:

Shigisan Engi Emaki: una trilogia di rotoli che narra le leggende del Monte Shigi;
Chōjū-jinbutsu-giga (Caricature di animali antropomorfi): attribuito al monaco Toba Sōjō.

Dal punto di vista culturale e da quello tecnico, questa teoria non ha fondamento ed è fortemente contestata sia dal mondo artistico che da quello accademico giapponese, che l’ha classificata come un tentativo maldestro di inserire il manga tra le arti tradizionali giapponesi e rivestirlo di una sorta di aura di sacralità.

Su questo argomento è di grande interesse un articolo pubblicato dal Prof. Eiji Otsuka, dell’Istituto internazionale di ricerca sulla cultura giapponese di Kyoto.

Agli inizi del XX secolo, i libri illustrati cedono il passo a inserti più simili al fumetto e il termine manga acquista un’accezione più rispondente ai parametri contemporanei. Le pubblicazioni del pittore e fumettista Rakuten Kitazawa, a partire da Jiji Manga del 1902 e dalla rivista satirica Tokyo Puck del 1905, segnano un cambiamento nelle abitudini di lettura della società giapponese.

La casa di Kitazawa, a Saitama, è stata trasformata negli anni settanta nel Cartoon Art Museum, il primo museo dedicato al manga in Giappone.

In questo contesto artistico e culturale nasce l’opera di Osamu Tezuka, universalmente riconosciuto come padre del manga moderno (漫画の神) grazie alla sua capacità comunicativa e a una produzione che supera i 400 titoli e arriva a toccare tutti i generi narrativi. Sulla figura di Osamu Tezuka rimandiamo a un articolo dedicato: “Osamu Tezuka: il padre del manga moderno”.

Tavole da Manga Hyakujo di Aikawa Minwa (1814)

Tavole tratte da Manga Hyakujo di Aikawa Minwa (1814)

Evoluzione dello stile e pluralismo espressivo

Lo sviluppo del mercato e della produzione editoriale dal dopo guerra amplia le possibilità espressive, raffinando la tecnica di narrativa visiva e portando il manga a sviluppare una varietà di stili e soluzioni artistiche senza precedenti.

Più di quanto sia successo nel cinema, infatti, il manga si specializza in modo capillare: dalla sintesi espressiva dei racconti per bambini all’enfasi emotiva delle storie romantiche, dalla forza dinamica dei manga d’avventura al realismo della letteratura per un pubblico più maturo, fino alle sperimentazioni minimaliste.

Il limitato costo di produzione, accompagnato dalla potenza comunicativa, ha reso il fumetto un mezzo di massa in tutto il mondo. In Giappone, la spiccata attitudine alla lettura e la spinta della società a ritrovare valori unificanti, dopo la devastazione della guerra, hanno dato al manga i mezzi per crescere artisticamente come in nessun’altra cultura.

Questo sviluppo ha creato una stratificazione di esperienze narrative su cui poggia la produzione moderna e che rende il manga l’arte di narrativa visiva più complessa e specifica del mondo.

Per comprendere meglio lo spessore artistico di questa disciplina può essere utile un articolo dedicato: “Il manga dai mille volti: un viaggio nell’inchiostro“.

L'arte in bianco e nero

Il manga si sviluppa in bianco e nero per motivi tipografici; la stampa in bianco e nero, infatti, è più economica in quanto richiede l’uso di una sola lastra e non coinvolge le problematiche di allineamento della stampa a colori.
Con la crescita del mercato, questo criterio viene mantenuto in favore di un aumento della produzione di titoli.
Ben presto, quello che era un semplice vincolo tipografico diventa un punto di forza; la lettura di una lunga sequenza di pagine monocromatiche è più scorrevole rispetto a quella di un prodotto a colori.
L’arte del manga si specializza quindi anche dal lato grafico sviluppando sia la tecnica di inchiostrazione che quella di retinatura. Grazie all’estrema cura di queste due tecniche, le inquadrature nelle tavole manga sono sempre più raffinate, tridimensionali e coinvolgenti. 
Un altro aspetto, chiaro fin dall’inizio, è l’unità di lettura che, nel manga, è la doppia tavola. Le pagine affiancate presentano un contenuto orizzontale naturale, funzionale alla visione stereoscopica dell’essere umano, che contribuisce in modo determinante al ritmo di lettura e quindi alla realizzazione del manga come film su carta. Non a caso si parla spesso di regia quando si tratta la fase preliminare del namenote (o storyboard) del manga. 
Demandiamo l’argomento a un articolo specifico: “Il flusso narrativo: regia e interpretazione nel manga”.

La pulizia delle tavole in bianco e nero consente anche di operare una sintesi espressiva e anatomica che rende immediata la comprensione dell’emotività dei personaggi e li rende universalmente riconoscibili.
Può essere utile approfondire questo argomento con l’articolo dedicato: “Da stereotipo ad archetipo: la forza dei personaggi del manga”.

Grazie a queste chiavi, il manga può uscire con successo dai confini nazionali e iniziare il suo percorso di espansione artistica e culturale.

Il formato tipografico

In Giappone le macchine tipografiche sono costruite per utilizzare fogli in formato B con lo standard JIS. Questo fa sì che, per ottimizzare l’utilizzo della carta, le riviste siano in formato B5 e i volumetti vengano pubblicati spesso in formato B6.
Questa scelta permette di ridurre gli sprechi dovuti al taglio e abbassare i costi di produzione. Una scelta analoga è stata fatta in Europa, dove le tipografie lavorano con il formato A. Le riviste sono tradizionalmente in formato A4 e libri e fumetti in formato A5.

Per lo stesso motivo la carta da manga professionale è in un formato B4, grande ma ottimizzato rispetto al foglio originario, mentre quella più utilizzata per le auto produzioni è in formato A4 per consentire la scansione delle tavole con un normale scanner casalingo.

Le riviste specializzate

In Giappone esistono approssimativamente un centinaio di riviste cartacee specializzate nel manga suddivise per pubblico di riferimento. Limitandosi alle più diffuse, il numero si attesta comunque sopra la cinquantina con tirature tra le 30.000 copie delle piccole testate e il milione di copie di quella più venduta, Weekly Shōnen Jump.
Alcune hanno periodicità mensili, altre sono bisettimanali e, quelle con la tiratura più alta, escono ogni settimana.
Mediamente ogni testata pubblica una ventina di capitoli di altrettante storie originali per un totale di più di due mila capitoli originali al mese. Le tirature, crollate di oltre l’80% dalle vendite degli anni ’90, producono incassi spesso insufficienti a sostenere la produzione artistica dei contenuti, la stampa e la distribuzione. La pubblicità e le vendite delle versioni digitali compensano in parte le perdite.
Le riviste ormai rappresentano un investimento in perdita per le case editrici, che puntano però alla ricerca dei pochi titoli che ogni anno riusciranno ad appassionare il pubblico al punto di meritare la pubblicazione su raccolte monografiche, tankōbon.
In questo senso è da inquadrare anche l’attività di scouting che avviene attraverso concorsi periodici indetti dalle varie testate.
Mediamente gli editor selezionano da una a cinque opere su mille pervenute al concorso per valutare le potenzialità di una nuova proposta. Nonostante la maggior parte delle novità non arrivi al volume monografico e quelle più promettenti vedano la serializzazione fermarsi a meno di 5 volumi monografici, è questo meccanismo di sostegno da parte dell’editoria giapponese che ha permesso la nascita dei fenomeni letterari che hanno invaso il panorama mondiale, ripagando ampiamente l’investimento nella filiera produttiva.

Può essere utile affrontare un’analisi quantitativa più dettagliata attraverso un articolo dedicato: “Concorsi, riviste e tankōbon: il vivaio artistico del Giappone”

Estratto della pagina di concorso indetto dalla rivista Margaret nel 2016

Nel 2016 il concorso per le scuole di manga indetto dalla rivista Margaret di Shūeisha include l’Accademia.

L'industria dell'animazione

Per comprendere meglio i meccanismi dell’industria giapponese dell’animazione occorre fare una premessa finanziaria.
Semplificando all’estremo, possiamo considerare che il costo di produzione di un minuto di animazione equivale all’anticipo di diritti che una casa editrice paga per la pubblicazione di una decina di capitoli, o un intero volumetto di 300 tavole.
In altre parole l’investimento nell’animazione richiede circa mille volte l’investimento coinvolto nello sviluppo del manga. In aggiunta, i costi promozionali e di distribuzione di un film di animazione possono arrivare anche a cinque volte i costi di produzione.

Non è un caso che gli studi di animazione in tutto il mondo, con l’eccezione di pochi grandi operatori, siano realtà generalmente molto fragili, sempre alla ricerca di finanziamenti e di progetti da sviluppare.
In questo quadro il manga è una risorsa molto preziosa per il comparto dell’animazione in Giappone. Grazie alla sua diffusione capillare, anche fuori dai confini nazionali, permette di avere in anticipo un indice del gradimento del pubblico e la sicurezza della riuscita di un prodotto cinematografico e, quindi, di un ritorno dell’investimento per i produttori.

Con la diffusione delle piattaforme online, i costi di promozione si sono abbassati drasticamente e le produzioni hanno potuto ridurre il rischio. Dall’altro lato la semplicità d’accesso a film, serie e animazioni ha portato a un consumo più distratto da parte del pubblico.

Numerosi studi scientifici stanno analizzando il fenomeno del calo della soglia di attenzione durante lo studio, la lettura e la visione di un film. Può essere utile approfondire questo aspetto e le sue conseguenze in un articolo dedicato: “Il primo minuto e la soglia dell’attenzione: come cambia la struttura narrativa”.

Diffusione globale

Il mercato estero del manga più sviluppato per valore economico è quello degli Stati Uniti d’America. Nonostante questo, il mercato europeo è il vero cuore del mercato manga internazionale, sia per numero di volumi pro capite che per livello di penetrazione culturale.
I paesi in cui lo sviluppo è stato più evidente sono Francia, Italia, Germania e Spagna.
Questo fattore sta creando i presupposti per lo sviluppo di una produzione locale che, sebbene a volte ancora acerba dal punto di vista tecnico, racchiude una potenzialità editoriale paragonabile a quella del fenomeno giapponese.

Per una migliore comprensione di questo quadro di riferimento, dobbiamo rimandare a una serie di articoli specifici: “Il manga Europeo e la sfida editoriale”.

Scaffalatura a parete all'interno della fumetteria d'arte a Volterra

Una delle pareti di manga all’interno della fumetteria d’arte MangaTools in Italia

In Accademia

I Corsi Accademici affrontano il manga non solo come tecnica grafica, ma inquadrandola nel contesto artistico, editoriale, storico e produttivo. Durante i tre anni di studio si costruisce un quadro complessivo della disciplina a partire dai seminari dedicati all’editoria, il primo anno, fino agli insegnamenti di Storia dell’Arte e Antropologia Culturale il terzo anno.