Corso di Disegno Manga vol.37: Tavole tradizionali
Questa riduzione (spesso di almeno il 50%) implica che l’artista debba bilanciare i dettagli: se uno sfondo è troppo fitto o un personaggio è disegnato troppo piccolo sul foglio di lavoro, il risultato in stampa rischia di apparire confuso o appiattito.
L’intero volume è dedicato alla costruzione di una tavola con la tecnica tradizionale.
Le fasi preliminari
La realizzazione di un manga segue un ordine preciso per ottimizzare i tempi e garantire l’omogeneità stilistica, specialmente nei lavori di gruppo. Il progetto visivo si divide in: name no name, name note, matite, inchiostrazione, retini e correzioni.
Name no name
Una “bozza della bozza” molto personale, solitamente realizzata dividendo un foglio in 8 riquadri per studiare il ritmo dell’impaginazione.
Name note
Un’anteprima più definita e leggibile, spesso in formato A5, utilizzata per confrontarsi con editor e case editrici. In questa fase si decidono inquadrature, ingombri dei balloon e testi; un name efficace viene rifatto mediamente una decina di volte.
Il foglio da manga
Una volta approvato il name, si passa alla tavola definitiva utilizzando fogli dotati di guide specifiche:
Tachikiri: La cornice di taglio. Gli elementi importanti non devono superare questa linea per non essere eliminati in tipografia, sebbene le immagini “al vivo” debbano proseguire oltre come margine di sicurezza.
Crocini di taglio: Guide per la tipografia che vanno ripassate in nero prima della scansione.
Spaziatura: Per guidare la lettura, lo spazio tra le vignette è maggiore in verticale rispetto a quello orizzontale (es. su foglio A4: 0,8 cm verticale e 0,3 cm orizzontale).
Le matite: costruzione e modulazione
Il disegno a matita funge da base per l’inchiostro e deve essere realizzato con un tratto leggero (mine H, 3H o ciano) per facilitare la pulizia successiva.
Bozza dei volumi: Si parte definendo i manichini dei personaggi e i volumi degli sfondi architettonici per verificare proporzioni e tridimensionalità.
Modulazione: Già a matita è utile variare lo spessore del tratto in base alla luce e ai piani di profondità (linee più spesse per il primo piano, più sottili per lo sfondo), fornendo una guida preziosa per l’inchiostrazione.
Inchiostrazione in sette fasi
L’inchiostrazione tradizionale con il pennino richiede controllo e allenamento. Per minimizzare i rischi, si segue un protocollo in sette passaggi:
- Vignette e Balloon: Si inchiostrano i bordi (pennarelli 0.8/1.0) e i balloon (a mano libera con maru-pen o nihonji).
- Primo Piano: Tratti più spessi per far risaltare i soggetti principali.
- Secondo Piano: Uso di pennini rigidi (maru-pen) per dare profondità.
- Sfondi: Delineati con tratti sottili.
- Pulizia: Cancellazione accurata della matita con movimenti in un’unica direzione per non rovinare il foglio.
- Effetti e Campiture: Inserimento di neri pieni (con fude-pen), tratteggi, kakeami e linee cinetiche (tracciate con righello per mantenere il dinamismo).
- Bianchetto: Correzione finale di macchie ed errori.
Retini e atmosfera
Il bilanciamento tra bianchi, neri e grigi definisce l’atmosfera. I retini (principalmente puntinati, gradienti o trame) vengono scelti dopo una prova di stampa della tavola inchiostrata. Ad esempio, una scena notturna utilizzerà gradienti scuri e sagome nere per aumentare la profondità, mentre una romantica preferirà tonalità chiare e delicate.
La Splash Page (singola o doppia) viene usata per enfatizzare i momenti apice della storia. Nella versione doppia, l’artista deve fare attenzione alla rilegatura centrale, evitando di collocarvi elementi cruciali come il volto del personaggio.
Correzioni e onomatopee
Se un errore è troppo grave, come il rovesciamento di una boccetta di inchiostro, è possibile tagliare l’area compromessa con un cutter e sostituirla con una nuova vignetta incollata sul retro con scotch di carta, coprendo poi il taglio con il bianchetto. Le onomatopee sono parte integrante del bilanciamento grafico. Possono essere inchiostrate direttamente sulla tavola o realizzate a parte su un foglio di acetato per facilitare l’adattamento in altre lingue.
In sintesi, la creazione di una tavola tradizionale è una “danza” metodica dove ogni fase, dalla bozza del name all’applicazione dell’ultimo retino, serve a garantire che il racconto fluisca in modo leggibile e coinvolgente per il lettore.
